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Non possiamo amare davvero se non ci fidiamo della vita


"Non si può amare davvero se non ci fidiamo della vita".


È una frase semplice, ma contiene una verità scomoda: l’amore e il controllo non possono convivere fino in fondo. Dove cerchiamo di proteggerci troppo, inevitabilmente smettiamo anche di aprirci davvero.


Quando perdiamo fiducia — negli altri, nelle esperienze, in ciò che può accadere — iniziamo a costruire difese. All’apparenza sembrano scelte sagge: dosiamo, tratteniamo, evitiamo di esporci troppo. Amiamo “con cautela”. Ma quella cautela, poco alla volta, diventa distanza.


Ci diciamo: “Così soffrirò meno.”

E in parte è vero. Ma è altrettanto vero che, così facendo, sentiremo anche meno.


Perché amare significa entrare in uno spazio dove non esistono garanzie.

Non possiamo controllare come cambierà una persona, quanto durerà un legame, o se ciò che stiamo costruendo resterà. L’amore ci espone, inevitabilmente.


E qui entra in gioco la fiducia. Non solo quella nell’altro, ma quella nella vita stessa.


Dire “mi fido di te” è, in fondo, un atto di fede più grande:significa accettare l’incertezza, riconoscere che non tutto dipende da noi e scegliere comunque di esserci, di aprirci, di vivere pienamente ciò che arriva.

Anche perché, spesso, non ci innamoriamo davvero della persona che abbiamo di fronte, ma di ciò che quella persona riesce a toccare dentro di noi.

Delle corde che fa vibrare. Delle ferite che, a volte senza volerlo, riattiva.


Solitamente ci piace profondamente qualcuno proprio quando ci rende vulnerabili.

Quando abbassa le nostre difese, quando ci espone, quando ci mette davanti a parti di noi che non possiamo più ignorare.


Ed è qui che nasce il paradosso:

proprio ciò che ci fa sentire vivi è anche ciò che ci fa paura.


Molti, allora, scelgono una strategia diversa:

amare meno, trattenersi, controllare, proteggersi, mantenere sempre una via di fuga emotiva.

È una forma di protezione comprensibile, spesso nata da ferite reali. Ma nel lungo periodo crea relazioni più sicure… e anche più superficiali.


La verità è che una relazione funziona davvero solo quando diventa una “coppia di lavoro”: due persone che, invece di puntarsi il dito contro, lavorano su sé stesse, che si assumono la responsabilità delle proprie ferite, dei propri limiti, delle proprie reazioni. In fondo non esiste la persona perfetta, né il partner perfetto, esiste la persona con cui vuoi che funzioni e con cui scegli di costruire.

Non perché sia facile, ma perché è l’unico modo per crescere insieme.


Chi si innamora davvero non è chi non teme di soffrire, ma chi decide che, nonostante tutto, vale la pena fidarsi. Fidarsi dell’altro, certo, ma soprattutto fidarsi della vita e del fatto che qualunque cosa accada avrà un significato, un insegnamento, una direzione.


Avere fede nella vita non significa aspettarsi che tutto andrà bene.

Significa sapere che anche ciò che farà male, in qualche modo, contribuirà a renderci più consapevoli, più profondi, più vivi.


E allora l’amore smette di essere un rischio da evitare e diventa un’esperienza da attraversare.


Perché alla fine non è la protezione a salvarci, ma la capacità di restare aperti senza perderci.


E forse è proprio questo il punto più difficile — e più vero:

non si può amare davvero se non si è disposti, prima di tutto, a fidarsi della vita.


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